Frutta e verdura inquinate da glifosato

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha lanciato l’allarme contro il glifosato e ben 32 associazioni italiane hanno firmato un appello per metterlo al bando. Questo diserbante, rilevato in molta parte della frutta e verdura che mettiamo in tavola, non solo può, con molta probabilità, far ammalare di cancro ma può scaternare anche celiachia.

Per alcuni scienziati e ambientalisti deve essere immediatamente vietato. In Italia e in particolare 32 associazioni dal WWF a Legambiente, da Italia Nostra a Greenpeace hanno chiesto ufficialmente all’Unione Europea di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono.

Nel 2015, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha decretato che il glifosfato è probabilmente cancerogeno. La rivista scientifica The Lancet Oncology ha divulgato la ricerca che ha condotto al verdetto.(1)

Purtroppo, l’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha dichiarato che probabilmente non è cancerogeno. Tuttavia la revisione su cui si basa l’EFSA sembra di parte, perché in mezzo (non è una novità) ci sono gli enormi interessi commerciali della Monsanto.

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Quali sono rischi corriamo? Nella relazione presa in esame dall’IARC si fa riferimento al nesso tra glifosato e linfoma Non-Hodgkin, un tumore del sistema linfatico.

Inoltre in alcuni studi del Massachusetts Institute of Technology di Boston si sospetta che l’erbicida possa causare disturbi come la celiachia. Infine, secondo il gruppo ambientalista Munich Environmental Institute sono state trovate alcune tracce in 14 delle più vendute marche di birra tedesche.

pestipiatto_2_piccolaParliamo di una sostanza presente nell’80% degli erbicidi in commercio nel nostro paese.

In Italia è arrivato nel 1977 ma già nel 1974 veniva usato negli Stati Uniti in agricoltura, lungo i marciapiedi, ai bordi delle strade e nelle ferrovie.

Sono state trovate tracce di glifosato in cavolfiori, fragole, pompelmi, limoni, arachidi, fichi, lenticchie, porri, patate, orzo e avena. Ma La lista sembra essere ancora più lunga.

 

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Inoltre, l’EFSA per ribaltare il verdetto dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha utilizzato un dosaggio molto elevato di una singola sostanza.

Qui non si tratta di dosaggi elevati assorbiti una o più volte, qui si tratta di piccole dosi per decenni, sommate ad altre sostanze potenzialmente pericolose in continuo aumento, ma soprattutto si tratta di mettere mano a delle scelte produttive che vanno contro gli interessi di poche aziende colluse con la politica.

 

Riferimenti

1. The Lancet

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